Valentina Furian 2018-05-26T10:05:35+00:00

7 aprile – 15 aprile 2018

Chiaro Sulfureo

di Valentina Furian

Ritorno a Schio dopo qualche mese.
Il Summano sta ancora lì, a definire l’orizzonte e a distinguersi nel cielo.
Oggi è timido, si nasconde tra la foschia e sembra non volersi mostrare.
Al bar ritorna lo stesso discorso; tra improvvisate chiacchiere geografiche e leggende di riti esoterici lui è
sempre lì, che definisce l’orizzonte e si distingue nel cielo, ora che le nuvole sono corse via. Sempre lì,
addormentato, non dà segnali di risveglio. Dorme mentre noi fantastichiamo sulla sua vera natura.
A me quella montagna continua a sembrare un vulcano.

Sono arrivata a Schio più di un anno fa.
Ho lavorato con l’azienda Ugolini srl. per sei mesi: tra le corsie dell’officina, il rumore assordante delle
macchine da taglio, tra le luci piroclastiche delle saldatrici l’immagine di Efesto, Vulcano, personaggio
mitologico legato alla facoltà umana della tecnica e alla magia alchemica della metallurgia, prende subito forma. Ai piedi del Summano nasce Mi aspetto sempre che diventi vulcano, lo spazio architettonico dell’officina diviene l’ambiente mitologico di Efesto. Il performer attiva lo spazio con interventi scultorei ed elementi effimeri. La luce fa da protagonista: l’azienda diventa per una sera la bocca del cratere e il cielo di una realtà che non ci appartiene.

Oggi a Casa Capra.
Mi dicono che questo spazio sia una caverna, Efesto ci abiterà. Una scultura da identità alla grotta: un
corpo magmatico che si è reso solido e due crateri restituiscono invece l’entità organica di vulcano.
La luce è ancora protagonista.
Mi aspetto sempre che diventi vulcano è anestetica presenza, si avvicina agli astri o al centro della terra, sembra non appartenerci.
Le due fotografie sono parte di TOOD, un’installazione che ha visto la metamorfosi scultorea di un area di terreno in vulcano. Tre crateri attivati da una performance.
TOOD e Mi aspetto sempre che diventi vulcano compongono Chiaro Sulfureo. Parte di un trittico che si
completerà solo al risveglio della montagna, svelando la sua vera identità, compiendosi nella sua
metamorfosi vulcanica.
Per ora la montagna è lì davanti a noi che continua il suo sonno e noi, dentro la caverna, fantastichiamo in pensieri piroclastici.


Valentina Furian, 1989, Dolo.

Vive e lavora tra Roma e Venezia.
Nel 2017 è artista in residenza a PIAZZA + (Padova) con il collettivo 10.18.
Nel 2016 viene selezionata come finalista ad Arte Visione, Careof e Sky Arte. Nel 2015 partecipa ad Academy Awards, Via Farini ed è artista in residenza alla Bevilacqua la Masa.
Partecipa aI workshop con Caretto e Spagna alla Fondazione Pistoletto e con Lara Favaretto a Spinola Banna.
Tra le mostre collettive e screening: Galleria Civica di Bassano (2017), Spazio (T)Raum (2017), Microclima (2016), Careof (2016), GalerieSAM83 Repubblica Ceca (tra il 2014 e il 2016), INNATURA Valle del Po (2016), Via Farini (2016), Bevilacqua la Masa (tra il 2013 e il 2016).
L’indagine dell’artista si sviluppa a partire dalla necessità umana di cura e di conservazione. Ricerca una connessione di luoghi geografici e spazi fisici e percettivi distanti tra loro, che vengono accostati in una nuova dimensione in cui il confine tra realtà e finzione, naturale e artificiale è molto sottile.