𝕙𝕠 𝕣𝕦𝕓𝕒𝕥𝕠 𝕦𝕟 𝕘𝕚𝕒𝕣𝕕𝕚𝕟𝕠 2019-10-29T10:38:41+01:00

20 luglio 2019 – Giardino Jacquard

𝕙𝕠 𝕣𝕦𝕓𝕒𝕥𝕠 𝕦𝕟 𝕘𝕚𝕒𝕣𝕕𝕚𝕟𝕠

a cura di Casa Capra e Quivirgola

Ho rubato un giardino.

Non è mio. Non è di nessuno.

Nessuno lo vuole, nessuno lo cura, nessuno ci va mai.

Lo lasciano morire…

Il giardino segreto di Frances Hodgson Burnet

 

 

Casa Capra e Quivirgola, in collaborazione con Underwool e in occasione della giornata evento UnderSunset Schio, promossa dall’Informagiovani e dal Comune di Schio, presentano  Ho rubato un giardino.

Ho rubato un giardino è una mostra collettiva d’arte contemporanea a cura di Casa Capra che vedrà come protagonisti i cinque artisti componenti de Il Salotto, ex magazzino industriale situato a Monticello Conte Otto ora luogo di lavoro e sperimentazione.
Ogni artista è stat* liber* di rapportarsi, con la propria opera e poetica, ai diversi spazi del giardino potendo dialogare con gli elementi naturali e architettonici presenti.
Il Salotto: Martina Camani / Stefan Milosavljevic / Francesco Pozzato / Fabio Ranzolin / Gianna Rubini

Ho rubato un giardino è inoltre un itinerario letterario e creativo. Addentrarsi e agire in uno dei luoghi più attesi e amati della nostra storia cittadina. Un percorso di scoperta attraverso il Giardino Jacquard e le pagine del libro “Il giardino segreto” di Frances Hodgson Burnett.
Il campionario botanico delle specie vegetali presenti nel Giardino Jacquard e il richiamo all’universo tessile dello storico Lanificio Rossi, saranno il cuore dell’attività laboratoriale.
Coltivando l’immaginazione personale sulla superficie della carta, l’invito è quello di creare la propria cartolina botanica e tessile.
L’itinerario è frutto della collaborazione tra la libreria indipendente e studio di comunicazione Quivirgola e gli illustratori Serena Mabilia e Federico Fusetti.

Giardino Jacquard
Via Pasubio, 150/154, 36015 Schio VI
INGRESSO LIBERO

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𝐆𝐈𝐀𝐑𝐃𝐈𝐍𝐎 𝐉𝐀𝐂𝐐𝐔𝐀𝐑𝐃

Il Giardino Jacquard, o giardino del Lanificio Rossi, è un giardino all’inglese tardo romantico situato nel centro storico di Schio (Vicenza), proprio di fronte alla sede storica del lanificio e realizzato tra il 1859 e il 1878, su commissione dell’industriale Alessandro Rossi, dall’architetto vicentino Antonio Caregaro Negrin.
Fu intitolato in onore del francese Joseph-Marie Jacquard, inventore dell’omonimo telaio automatico. Il giardino era aperto agli operai dell’opificio.
Del complesso fa parte anche un edificio adibito a dopolavoro e teatro, il teatro Jacquard, con una capienza di ottocento spettatori, ma in disuso, la preesistente chiesetta di San Rocco – rimaneggiata dallo stesso Caregaro Negrin a forme neogotiche – una serra a esedra, un ninfeo, un sistema di grotte, giardini pensili e un belvedere.

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𝐂𝐀𝐒𝐀 𝐂𝐀𝐏𝐑𝐀

è uno spazio espositivo indipendente di ricerca e produzione artistica nel quartiere di Magrè di Schio immerso tra i luoghi del quotidiano: l’edicola, l’alimentari e il bar del paese.

𝐐𝐔𝐈𝐕𝐈𝐑𝐆𝐎𝐋𝐀

è una piccola libreria indipendente e uno studio di comunicazione a Schio.
Ad aspettarti in ogni scaffale libri di case editrici indipendenti e oggetti di design scelti con cura ed entusiasmo. Come studio di comunicazione ci occupiamo di grafica, fotografia, video, web &social media marketing.

𝐔𝐍𝐃𝐄𝐑𝐖𝐎𝐎𝐋

è un gomitolo di idee e persone che intrecciano forme artistiche nei luoghi urbani di Schio, creando tessuti culturali per la comunità.
Nasce da una iniziativa di partecipazione attiva promossa e sostenuta da Informagiovani Schio.

Martina Camani
Cavallo a dondolo
2018
installazione
ferro, 130X60X100 cm
Sin dall’Antichità il cavallo giocattolo ha abitato le case degli uomini e i cuori dei bambini desiderosi di cavalcare questo maestoso animale a imitazione degli adulti, di incontrarlo e stringere con lui un legame, proprio per tutto ciò che esso rappresenta: istinto, forza, bellezza. 
Partendo dalla tradizione dei bestiari, medievali e di età successiva, e immergendosi nella simbologia propria del regno animale per un viaggio tra storia collettiva e immaginario privato, questo succedaneo ludico dell’animale diventa per l’artista la rappresentazione del desiderio del cavallo, ciò che sta prima dell’incontro vero e proprio con l’animale ma che allo stesso tempo ne costruisce le fondamenta e ne stimola la curiosità.
Il Cavallo a dondolo assume una forma inusuale, una grandezza adeguata perché possa essere utilizzato anche da un adulto così che ogni visitatore ne posso fare esperienza.

Stefan Milosavljevic
Midnight Sunrise
(RAL 4009 – RAL 4012)
ferro verniciato, 130 cm
Midnight Sunrise è composto da una coppia di razzi, in ferro dipinto, i cui colori
pastello sono stati estrapolati dai pixel di immagini dell’archivio dell’anno 1999.
Le foto scattate in quell’occasione inquadrano i bombardamenti in Serbia e si riferiscono ai ricordi d’infanzia, in particolare alla luce che segue l’esplosione di una bomba.
Un razzo è dipinto con il colore presente nelle nuvole che si vedono nelle sfondo di tali immagini, l’altro razzo, invece, è colorato con i colori che si trovano nelle nuvole artificiali provocate dallo scoppio di bombe e distruzione di edifici, ponti e altre costruzioni.
Il punto di partenza è il tentativo di creare una testimonianza tangibile delle proprie memorie di guerra, analizzando immagini d’archivio e campionando pixel e colori.
Il titolo del lavoro rispecchia il desiderio di evocare una sensazione naturale ma allo stesso tempo artificiale, a tratti improbabile ma assolutamente possibile.
Due momenti che non potrebbero coesistere perché si annullano e dove è presente uno l’altro perde di significato.

Francesco Pozzato
Felce azzurra
2019
Stampa su PVC, elastici, felci
L’installazione si compone di una foto in pvc affiancata da felci. Nella foto quello che sembra un’immagine aerea di un fiume in realtà è la foto di una pozzanghera. La percezione e la visione vengono ingannate dalle geometrie che la natura assume; molti pattern naturali infatti sono strutture frattali, dalle reti fluviali come in questo caso, agli alberi, alle nuvole, fino ad una delle specie di piante più longeve della storia geologica della Terra: la felce.
La sua presenza, dall’alto dei suoi 400 milioni di  anni, dona all’opera una dimensione temporale talmente ampia nel passato da forse assumerne una altrettanto ampia in un possibile futuro. 
Quando Pandora aprì il vaso, sul fondo dell’orcio rimase la Speranza.

Fabio Ranzolin
Persino quando sogni ti ritrovi il Capitale alle costole
2019
tende a fili, anelli per uccelli 
dimensioni determinate dallo spazio

L’installazione è costituita da due elementi principali: delle tende a fili, che l’artista ha recuperato da un’agenzia immobiliare fallita a causa della crisi economica del 2008, e degli anelli di plastica utilizzati negli allevamenti intensivi di pollame. Il titolo del lavoro è una citazione del filosofo e sociologo Mark Fisher, morto suicida.
Una serie di tende a fili vengono installate nello spazio o lasciate abbandonate a terra, proprio come l’artista le ha trovate, esse diventano portavoce della crisi del Capitale, in quanto il mercato immobiliare, che rappresenta il progetto sul futuro e sul desiderio, ebbe gravi conseguenze durante la grande recessione. Con questo lavoro Ranzolin evidenzia il nesso tra speranza e realtà capitalista, poiché con la bolla immobiliare falliscono i sogni sul futuro ad essa collegati. In tali circostanze il Capitale manifesta la sua natura intrinseca di precarietà e la nostra stessa dipendenza da ciò che desideriamo. In un sistema come questo la ricchezza materiale è la chiave per la realizzazione personale e per raggiungerla non serve altro che lavorare sodo, come viene richiesto al pollame degli allevamenti che senza poter dormire – sognare -, in quanto il mercato necessita di una produzione ininterrotta di uova, si ritrovano il Capitale alle costole fino morire stremate.

Untitled (roses)
2015
2 fotografie analogiche a colori
10×15 cad
ed. unica

Untitled (roses) sono due fotografie analogiche scattate nel 2015, il rullino con cui sono state realizzate aveva una scadenza datata 2009. Una volta sviluppate le fotografie, l’artista ha gettato via il rullino e i negativi, in questa maniera i due elementi, privati della loro origine, sono diventati pezzi unici. Il formato delle immagini è quello tipico delle fotografie d’archivio.

Il soggetto è bucolico: si tratta del roseto, abbandonato al suo naturale decorso, che si trovava nel giardino della nonna paterna dell’artista affetta d’Alzheimer. La nonna di Ranzolin ha sempre avuto una passione per il giardinaggio, in particolare era molto meticolosa nella cura delle sue rose selvatiche. Tuttavia una volta malata, il suo interesse è svanito, come l’immagine del suo giardino rigoglioso.

Gianna Rubini
I tuoi cari
2019
Fiori artificiali, telo edile, filo, silicone
1.80×1.50 cm

L’installazione consiste in una coperta di fiori artificiali recuperati in più cimiteri d’Italia che l’artista ha accuratamente trovato, catalogato, lavato ed infine assemblato realizzando un prato fiorito artificiale per sua natura. Fiori e bouquet sono stati prima progettati digitalmente per competere con la natura e riposti poi ai nostri cari defunti come ricordo vivo e duraturo.
Oggetto di tradizione e manufatto meccanico ricoprono nel giardino Giardino Jacquard un grande portale di ferro. “I tuoi cari” pone domande antropologiche ed ambientali ingannando romanticamente lo spettatore presentandosi in tutta la sua industriale bellezza.
Si defilano fra le crepe del cemento e le lapidi ordinate.
Il vento li fa scappare.  L’installazione rimanda alla raccolta fotografica tratta dalla serie “Fiori nel cemento” collocata
all’interno della serra centrale. La raccolta presenta allo spettatore una parte dell’archivio visivo e di documentazione sul ritrovamento dei
fiori artificiali utilizzati dall’artista.

Fiori nel cemento
2016
15 fotografie digitali a colori, 10×15 cm